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Mercoledì scorso sono state montati, da parte della stessa ditta, due gruppi di antenne su altrettanti piloni, già esistenti, rispettivamente in via del Perloso (gestore Iliad), accanto al cimitero del Chievo, e in via Marin Faliero (gestore Vodafone), subito dopo il Camuzzoni, situati a poche decine di metri l’uno dall’altro.

I lavori sono stati immediatamente segnalati dai cittadini che giustamente temono di essere usati come cavie per la sperimentazione del 5g. Da successive verifiche effettuate

dal sottoscritto, i timori espressi dai cittadini risultano fondati in almeno un caso: da relazione tecnica (in allegato) si evidenzia infatti che il supporto del Chievo monta 15 antenne di cui tre adatte al 5g. Per quanto riguarda invece il nucleo di antenne del Saval si evidenzia la mancanza agli atti di qualsiasi descrizione del progetto, e possiamo dire soltanto che dall’esterno queste antenne appaiono del tutto identiche a quelle del Chievo e che si trovano a 20 metri circa dal campo di calcio del Saval.

Nel fascicolo consegnato dagli uffici comunali si evidenzia, inoltre, che, mentre l’antenna Vodafone è stata valutata dall’Arpav, l’antenna Iliad è stata semplicemente autocertificata con relazione di tecnico incaricato anche per quanto riguarda la compatibilità elettromagnetica.

Da relazione tecnica si desume che i lavori sono partiti ad un mese esatto dall’inoltre della domanda, con una sorta di silenzio-assenso da parte del Comune. Si legge infatti che “Conformemente all’art. 87 bis del D.lgs. 259/2003, qualora entro trenta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda non sia stato comunicato un provvedimento di diniego da parte dell’ente locale o un parere negativo da parte dell’organismo competente di cui all’articolo 14 della L.36/2001, la presente istanza si intenderà accolta e si procederà con la Comunicazione di Inizio Lavori secondo le modalità previste dalla Legge”.

Si evidenzia, peraltro, che nella relazione tecnica asseverata, sono stati esclusi vincoli riguardanti la fascia di rispetto cimiteriale, il che sembra strano trattandosi di una antenna montata proprio a ridosso della cinta muraria del cimitero del Chievo.

Pur non essendo per principio contrari al 5g e alle nuove tecnologie, diciamo che l’amministrazione comunale deve cambiare decisamente registro, nel senso di impedire che si agisca alle spalle dei cittadini fintanto che non siano stati dissipati tutti i dubbi sulla presunta nocività del 5g. La Circoscrizione dovrebbe informare i cittadini su ciò che accade sul territorio, ma non risulta avere ricevuto nessuna comunicazione. A differenza di quanto accaduto con l’antenna di Borgo Milano montata all’inizio della crisi Covid, qui è stato il Comune di Verona a fare il pesce in barile e se non fosse stato per le segnalazioni dei cittadini i nuovi impianti sarebbero passati in sordina

Federico Benini, consigliere comunale Pd capogruppo

Categorie: ChievoSaval

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