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I dati di Legambiente certificano il pericoloso regresso della raccolta differenziata nel capoluogo, passata da circa il 50% al 47%. A causa di amministrazioni e amministratori non all’altezza della situazione, concentrati più sul proprio consenso personale che sulla raccolta dei rifiuti, Verona città rappresenta ormai una scomoda palla al piede sia per i comuni virtuosi del resto della provincia scaligera, sia soprattutto per i cittadini veronesi continuamente minacciati da aumenti tariffari.

Nei pochi quartieri dove è stato attivato, il porta a porta funziona male per la mancanza delle isole ecologiche, promesse e mai realizzate. Il piano per la sua estensione negli altri quartieri ha ormai preso la muffa dimenticato nei cassetti di Amia.

L’alternativa sarebbero le tecnologie che consentono il capillare monitoraggio dei rifiuti conferiti, ma sarebbe sbagliato pensare di risolvere tecnicamente – magari in un’ottica di emergenza rifiuti, senza gare – un problema che va innanzitutto affrontato dal punto di vista dell’educazione e della sensibilizzazione dei cittadini. Su questo fronte, purtroppo, Agsm e Amia sono completamente assenti, ad eccezione di qualche sporadica manifestazione primaverile in piazza Bra, troppo assorbiti a distribuire a pioggia i fondi delle sponsorizzazioni.

Per evitare i costi di un’emergenza rifiuti, occorrono interventi mirati che, a partire dalle criticità dei quartieri, incentivino i comportamenti virtuosi dei cittadini che differenziano e producono meno secco.

Per il gruppo consiliare comunale Pd Verona
Federico Benini, Elisa la Paglia, Stefano Vallani


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