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Delusione per l’occasione sciupata, rabbia per la presa in giro ai danni dei cittadini che hanno creduto alla possibilità di in un processo partecipato. Questi i sentimenti prevalenti di fronte alla non-proposta dell’amministrazione sull’Arsenale che manca l’obiettivo primario di restituire alla città uno dei suoi beni più preziosi secondo un disegno coerente e condiviso e induce seri dubbi anche sulla solidità del piano finanziario per il recupero strutturale. 

Di tutte le idee prodotte dalla commissione temporanea a cui hanno partecipato cittadini, associazioni e professionisti, sono rimasti solo i titoli. Emblematico il caso dell’Ars Electronica, la cittadella dell’innovazione, sparita completamente dai radar malgrado la gita a Linz dell’allegra brigata capitanata dall’assessore Segala. Di esso rimane soltanto un vago richiamo nel titolo del progetto (Ars District, appunto) ma zero contenuti.
Rimane vaga e indeterminata anche la funzione del mercato al coperto. A Firenze funziona perché c’è un progetto e una società di gestione, da noi resta un oggetto indefinito.

La parte culturale, con gli spazi per l’accademia e l’idea della biblioteca unificata, ricalca sostanzialmente l’idea di cittadella della cultura di zanottiana memoria (contro cui Sboarina e soci si erano al tempo scagliati) senza tuttavia risolvere la questione del museo di storia naturale né la diatriba sul consolidamento del museo di Castelvecchio. Abbiamo perso 15 anni? Probabilmente sì.

L’onere della riqualificazione è quasi interamente a carico del Comune, che difficilmente riuscirà ad affrontare la spesa malgrado la previsione di vendere un altro palazzo storico. Incerte sono le previsioni di entrata da concessioni a privati. Stante la debolezza del progetto socio-culturale, è difficile anche solo immaginare la possibilità di reperire ulteriori somme da altre fonti come i finanziamenti europei e progetti specifici di fondazioni bancarie.

Siamo di fronte ad una valorizzazione improvvisata e al ribasso, uno spezzatino di funzioni frutto della supponenza di questa amministrazione che non riesce dialogare con la città quando si tratta di recuperare il patrimonio pubblico, ma neanche con i privati quando si tratta di impostare lo sviluppo della città. Il caso Ikea è, da questo punto di vista, speculare. 

Per il gruppo consiliare comunale Pd
Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani

 


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