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Giunti ormai allo scadere del primo anno di amministrazione, il Pums è ancora poco più di una promessa da volantino elettorale che tanti evocano ma di cui in concreto si sa poco o nulla. L’amministrazione sfugge persino agli approfondimenti in Commissione consiliare come accaduto mercoledì scorso, quando, al posto di discutere dello sviluppo della rete ciclabile cittadina, si è parlato degli unici due collegamenti ciclabili inseriti in bilancio, di cui uno ereditato dalla passata amministrazione e un altro finanziato dalla Regione Veneto.

Se realmente l’amministrazione vuole sviluppare per la città di Verona un sistema di mobilità sostenibile, superando le impasse dell’ultimo decennio, è necessario che cominci ad aprirsi al confronto sulle numerose criticità e carenze della rete ciclabile attuale.

 

Un primo intervento da mettere in programma è la realizzazione di un percorso ciclabile semianulare lungo le mura magistrali che, sfruttando i marciapiedi della circonvallazione interna, colleghi Ponte San Francesco a Porta e Palio, e da lì prosegua fino a Ponte Catena fiancheggiando la circonvallazione esterna.

 

Questa sorta di circonvallazione delle ciclabili dovrebbe essere servita da una mobilità che faciliti l’afflusso delle biciclette dai Comuni della cintura metropolitana attraverso i quartieri più periferici, dunque: ciclabile da Parona a Borgo Trento; completamento della ciclabile della Valpantena per il tratto di competenza del Comune di Verona (Grezzana ha già fatto la sua parte) prolungamento della ciclabile oltre San Michele; collegamento con San Giovanni Lupatoto riordinando la viabilità di Tombetta, via Legnago, via San Giovanni Lupatoto; realizzazione di una direttrice tra via Lugagnano il centro di San Massimo fino a via San Marco.

 

Un secondo livelli di percorsi, dal valore sia naturalistico che trasportistico, deve collegare la prima cerchia esterna degli ex forti austriaci da Parona a Chievo-San Massimo, scendendo poi a sud verso Borgo Roma e risalendo infine fino a Forte Preare di Montorio.

 

Va data la possibilità alle biciclette di percorrere le corsie preferenziali dei mezzi pubblici, laddove ci siano le condizioni di sicurezza e non esistano per le bici percorsi alternativi altrettanto convenienti. L’esempio classico è il tratto di via San Paolo. Vanno espressamente previsti i completamenti delle ciclabili di quartiere e i collegamenti infra-quartierali. Ad esempio in Borgo Venezia su via Villa Cozza va realizzata un tratto di ciclabile che si colleghi con la pista esistente in via Betteloni. Tra San Michele e Borgo Venezia va realizzata in via Monte Lungo una ciclabile che colleghi i tratti esistenti in Via Montorio e via Banchette.

 

Una volta realizzata una programmazione degna di questo nome, la città sarà in grado di fare le proprie scelte e di andare alla ricerca di ulteriori risorse attraverso i bandi europei, diversamente il completamento della rete ciclabile cittadina e lo sviluppo della mobilità sostenibile sono destinati a restare slogan da campagna elettorale.

Categorie: Piste ciclabili

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