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A distanza di otto mesi dalla scoperta, i rifiuti illegalmente stipati dentro una magazzino abbandonato a San Massimo sono sempre lì, con il loro carico di odore neuseabondo e il loro potenziale di minaccia per il quartiere. A San Massimo si vive con l’incubo che qualcuno appicchi l’incendio come già accaduto diverse volte nel veronese e centinaia di volte nel resto d’Italia.

L’amministrazione comunale, che a marzo 2019 aveva dichiarato di essere in attesa di una “comunicazione ufficiale” da parte dell’autorità giudiziaria, si è finalmente mossa lo scorso 2 ottobre con una ordinanza del Sindaco che intimava la proprietà del sito di presentare un piano di smaltimento “entro 20 giorni”, pena “l’arresto fino ad un anno”.

Peccato che di giorni ne sono passati ormai 44 e agli atti non risulta alcun piano di smaltimento depositato. Del resto, la ditta titolare del capannone è fallita. La disposizione del Comune è stata indirizzata principalmente agli affittuari e ai subaffittuari del magazzino, uno dei quali però risulta essere stato arrestato. Per quanto emerge dalle indagini, il capannone di Via Lugagnano 41 faceva parte di una vasta rete di traffico e smaltimento illegale di rifiuti scoperta dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano.

Se tutti questi elementi sono veri, è facile ipotizzare che l’ordinanza del Sindaco, benché dovuta, sia poco efficace di fronte ad una situazione di questo livello. Dal Comune occorre ben altra azione e livello di mobilitazione per ripristinare lo stato dei luoghi e liberare il quartiere dalla minaccia. Chiediamo pertanto al Sindaco cosa intenda fare in cocreto per far fronte a questa situazione.

Categorie: San Massimo

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