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Alla vertenza aperta alla Fondazione Arena, dove i vertici sono ricorsi alla cassa integrazione salariale senza cercare soluzioni alternative con i lavoratori e sindacati, si aggiunge ora il caso (più grave)  di Acque Veronesi dove la direzione ha deciso di far ricorso allo stesso strumento del Fis (Fondo di integrazione salariale) in apparente carenza di motivazioni oggettive.

La decisione è stata infatti contestata dalle rappresentanze dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil le quali fanno osservare come l’acqua non sia un settore che risenta del calo dei consumi e che il lavoro non è calato;  che l’azienda non avrebbe problemi economici tali da giustificare il ricorso a questo strumento, e che i lavoratori sono più propensi a gestire questo periodo turbolento terminando le ferie arretrate e ricorrendo al lavoro agile (come stanno già facendo) in quanto tali strumenti consentono di evitare tagli alle retribuzioni. Il tavolo di discussione risulta saltato e ciascuno è rimasto sulle proprie posizioni.

Come Pd richiamiamo le aziende partecipate alla responsabilità, facendo attenzione a non sfruttare troppo facilmente gli strumenti di integrazione salariale che debbono servire per conclamati casi di crisi.

Come abbiamo già ribadito nei giorni scorsi, è ampiamente prevedibile che le aziende partecipate del Comune di Verona, che amministrano servizi essenziali come acqua, luce e gas, nei prossimi mesi andranno incontro a più  meno gravi difficoltà di riscossione.

Sarebbe allora opportuno, da parte del Comune, prepararsi per tempo favorendo una sorta di “patto con la città“ in grado di assicurare da una parte concrete agevolazioni di pagamento ad esempio su interessi e messe in mora, e dall’altra parte fiducia e correttezza dei comportamenti.

Per il gruppo consiliare comunale Pd
Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani


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