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L’amministrazione comunale ha perso un’altra buona occasione per far qualcosa di buono e di utile per la città ed in particolare per gli studenti veronesi. Era chiaro come il sole, fin dall’inizio della fase 2 dell’emergenza Covid a maggio, che a settembre si sarebbe posta la questione del trasporto scolastico sul quale del resto è tarato l’intero sistema dei trasporti urbano ex extraurbano. O Zanotto pensava che il virus si sarebbe dissolto nell’aria?

Al posto di arrivare ad un accordo in zona Cesarini tra mille tensioni e minacce di appiedare gli studenti, il tema si sarebbe potuto affrontare per tempo e con maggior calma, almeno a livello cittadino, nella commissione appositamente costituita per il Covid e la mobilità di emergenza, che di fatto non è mai decollata.

La soluzione al problema ha un risvolto anche economico e sociale in quanto investe direttamente decine di aziende di trasporto private che attualmente si trovano in condizioni di operatività limitatissima a causa della riduzione del turismo internazionale.

Non avendo il pubblico le risorse necessarie per aumentare le corse a garanzie del necessario distanziamento sociale e a copertura dello scaglionamento degli ingressi previsto dalle diverse scuole, l’unica soluzione percorribile appare infatti quella del coinvolgimento dei privati.

Un’amministrazione lungimirante avrebbe cominciato a discuterne a giugno, non a settembre. Le piste ciclabili disegnate per terra non sono mobilità d’emergenza, sono solo un’aspirina data ad un malato grave…

Federico Benini, consigliere comunale Pd capogruppo


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